Imagery Rescripting

L'Imagery Rescripting (“Riscrittura immaginativa”) è una tecnica che fa ricorso all'immaginazione per trattare i ricordi traumatici.

Può essere considerato come un trattamento a sè o associato ad altre tecniche per la terapia cognitivo comportamentale.

Può, inoltre, essere considerato come una terapia specifica e completa per gli incubi ed il disturbo post traumantico da stress.

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Con la tecnica Imagery Rescripting posso aiutarti a superare i seguenti disturbi:

Disturbo da stress post traumatico

Disturbo da stress post traumatico

Il Disturbo da stress post-traumatico (PTSD) è una patologia che può svilupparsi in persone che hanno subìto o hanno assistito a un evento traumatico, catastrofico o violento, oppure che sono venute a conoscenza di un'esperienza traumatica accaduta a una persona cara.

Insonnia/disturbi del sonno

Insonnia/disturbi del sonno

Si tratta di un disturbo soggettivo in quanto si riferisce al senso soggettivo di difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno, o di cattiva qualità del sonno.

Stress

Stress

Lo stress è la risposta psicofisica ad una quantità di compiti emotivi, cognitivi o sociali percepiti dalla persona come eccessivi. Lo stress eccessivo può facilmente portare numerosi disturbi da stress.

Come svolgo la terapia Imagery Rescripting

Il protocollo che seguo nell'applicazione della tecnica dell'Imagery Rescripting consta in tre passaggi fondamentali:

  1. il paziente immagina il ricordo nel ruolo di se stesso bambino

  2. accerto emozioni, bisogni e pensieri, focalizzando l'attenzione sulle esigenze del paziente-bambino

  3. intervengo nell'"immaginazione" del paziente-bambino e fermo la minaccia. Come? Venendo incontro ai suoi bisogni non soddisfatti
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Come avviene la sessione di Imagery Rescripting

Il punto principale è individuare e partire dal problema del paziente-bambino. Individuato il ricordo significativo connesso al problema, invito il paziente a raccontarlo a occhi chiusi rivivendo la scena in maniera coinvolgente. Di solito, oltre alle "classiche" domande «Cosa accade?», «Cosa provi?» e «Cosa pensi?», quella chiave è «Di cosa avresti avuto bisogno?».

Accertato il bisogno, intervengo nella sua immaginazione (il paziente rimane con gli occhi chiusi) descrivendo il mio intervento ed il mio agire in quella scena ed appagando i suoi bisogni.

Durante il mio intervento si verifica la cosiddetta "sospensione dell'incredulità", che non inficia comunque sulla credibilità e sull'autervolezza del mio ruolo di terapista.

La variante tecnica al protocollo, come step successivo al mio interevnto, è l'intervento del paziente nella sua stessa immaginazione, non più come bambino ma da adulto che soccorre il bambino e soddisfa i suoi bisogni.

Questo è un punto cruciale, perché il paziente si riconosce padrone di se stesso e non avrà più bisogno del mio intervento.

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